LA GINESTRA
Racconti,
commenti, segnalazioni, contributi di conoscenza,
da e per
tutti i soci del CA I - Sezione di Messina
Anno VI - N. 10, del 29 dicembre 2009
L’EDITORIALE
CAPODANNO
Eccoci col nostro giornale, ricco, come deve
essere, di contributi di nostri soci che manifestano, per condividerle, idee,
esperienze, sensazioni…doni che ci vengono dall’ “andar per monti”, ciò che ci
unisce in questa bella associazione.
Dopo tanto tempo dall’ultima, il caso vuole
che questa nuova uscita di “La Ginestra” arrivi per un capodanno alquanto
“tondo” - stando alle sue cifre - il “2010”. Ed è singolare che oggi il nostro
giornale esca proprio con il n. 10. Coincidenze, sicuramente, ma certo è che
nell’occasione attuale possiamo dirci qualcosa che segna il coronamento
dell’impegno di tutti noi per lo sviluppo della Sezione.
Infatti, con questo nuovo anno i nostri soci si portano alle 200 unità e confidiamo che alla sua
chiusura si porteranno decisamente oltre. Un segno di crescita che, più che
essere motivo di compiacimento per la strada fin qui percorsa, rappresenta un
augurio per un ulteriore consolidamento del CAI Messina, l’associazione nella
quale in tanti ci riconosciamo. Per ciò che essa rappresenta in termini di
occasioni di incontro fra cultori della montagna, in termini di impegno per la
valorizzazione del nostro territorio, in termini di contributo sociale verso
uno stile di vita sano e rispettoso della natura.
Poiché, d’altra parte, è questo il momento degli auguri
se, da una parte, auguriamo ai nostri soci di godere appieno dell’offerta assai
varia del nostro Programma Attività Sociali 2010, da un’altra parte auspichiamo
un allargamento della base sociale disposta ad impegnarsi direttamente nello
sviluppo delle nostre attività.
Per tutti è l’augurio di pace e serenità nei nostri
diversi ambiti di vita quotidiana, nei quali l’esperienza della Montagna si
innesta come arricchimento individuale e collettivo.
La Redazione
L’ESCURSIONE DEL 17 GENNAIO 2010, A PUNTALE PISTULONA
Il Programma delle “Attività Sociali 2010” comincia con
una tipica escursione alle porte della città, sui monti dietro S. Stefano di
Briga. Si svolge su uno dei due sentieri intervallivi segnati dalla nostra
Sezione, molto usato nei tempi passati.
L’ascensione al Puntale Pistulona offre una
contemporanea visione panoramica sullo Stretto di Messina e sulla catena dei
Monti Peloritani, oltre al piacere del “raggiungimento della vetta”.
Da essa si può osservare il reticolato urbano della
città “ad isolati” ed il Puntale, perfettamente in asse con il Viale San
Martino, è costantemente visibile da chi lo percorre nella direzione Nord-Sud
dal marciapiede lato mare.
Il circuito, con l’ascensione in vetta, che collega
Santo Stefano di Briga a Pezzolo, seguendo il periplo di Puntale Pistulona, ha
le caratteristiche di una corposa escursione, come nello stile della Sezione
CAI di Messina, a pochi passi della città.
Le emozioni forti si possono provare anche dietro
l’angolo di casa.
Paolo Ullo
BAMBINI ED ESCURSIONI
La seconda
Domenica dello scorso mese di Ottobre la nostra Sezione ha avuto il
gradito piacere di ospitare sui Monti
Peloritani la consorella di Reggio Calabria.
Il gruppo
dell’escursione era speciale, in quanto i nostri dirimpettai oltre alla
normale attività dedicano una
sezione, denominata “Cai Baby”,
ai bambini. Si tratta di percorsi molto leggeri ed i destinatari sono i bambini da due anni in su
naturalmente accompagnati dai genitori
o da altra persona che se ne assume la responsabilità.
Spesso per le mie escursioni nel territorio calabrese ,
mi sono servito dell’amicizia
con il Presidente Alessandro Travia. Per ricambiare (si fa solo per
dire), di alcuni aspetti organizzativi della loro venuta me ne sono occupato unitamente ad Enzo
Ragonese . E’ stato contattato Ettore Lombardo (nostro socio e Dirigente
Azienda Foreste Demaniali Attività
Promozionali e Divulgative) per una visita guidata al Centro Polifunzionale
della foresta di Camaro e per
avere a disposizione locale dove poter fermarsi: i locali del
Vivaio Ziriò.
Alle 9,30 del giorno dell’11 Ottobre, un gruppo di
circa dodici bambini reggini dai quattro ai dieci anni, assieme ai loro
genitori, hanno avuto la piacevole sorpresa di poter visitare il Parco dei Daini di Forte Ferraro,
il nuovo Centro Polifunzionale
di Camaro (ex vivaio ), percorrere il sentiero Ziriò soffermandosi a leggere le tabelle didattiche, ed infine
ammirare lo Stretto di Messina
dal Santuario di Dinnamare.
Il coinvolgimento
dei bambini in attività
escursionistica in montagna mi
ha stimolato una serie di
riflessioni che ho ritenuto
opportuno riportare in queste righe.
Naturalmente i comportamenti dei bambini non sono omogenei, vi è quello che corre veloce saettando
lasciando i genitori a distanza, vi è
quello che si ferma sempre e l’escursione
viene vissuta come una sorta di punizione, c’è quello che una volta entrato nel bosco vede fate,nani,
gnomi draghi ed altri animali
misteriosi ed estasiato non vorrebbe continuare a camminare.
Nell’approccio con la montagna si deve tenere conto che le esigenze dei
bambini sono diametralmente opposte a quelle degli adulti. La principale
esigenza dei bambini è divertirsi e giocare, per cui le loro prime passeggiate dovranno essere brevi,
non faticose e con diverse occasioni
e possibilità di gioco.
Anche se per noi adulti l’andare in montagna è una passione irrefrenabile non possiamo e dobbiamo pretendere che nostro figlio ci segua.
Con un avvicinamento a piccoli passi, senza troppa fatica e rispettando le esigenze fisiche è
possibile che nostro figlio ami la montagna come
noi e forse più di noi e permetterà un ricambio generazionale dei
frequentatori dell’ambiente montano.
Adolfo Geniò
BREVI RICORDI DI LEVANZO, GIUGNO 2009
Le voci stridule dei gabbiani che si rincorrevano in
volo a pochi metri dalla finestra; il blu cobalto di un mare infido e tuttavia
affascinante, solcato da avventurosi navigatori: fossero essi berberi, punici,
greci o romani.
Un pugno di terra, ora adagiata mollemente in piano
dove insiste Palazzo Florio, ora ripida e scoscesa su su fino a Capo Grosso. E
ancora, sulla costa Ovest, dove la Grotta del Genovese disvela la presenza
dell’Uomo attraverso primitivi graffiti incisi sulle pareti.
Verdi, ombreggianti pinete e rocce ferrigne e aspre si
stagliano sfidando venti gagliardi e umidi.
E brevi calette ciottolose e accoglienti invitano a godere di sole e
mare. Questo ho sentito, questo ho vissuto; ma come trascurare la cucina
isolana? Impossibile dimenticare quelle cene conviviali fra amici nel corso
delle quali il pesce la faceva da padrone. E che pesce!! Quel tonno fresco di
mattanza cucinato in mille modi e ancora le triglie, i totani ed ogni altra
ricchezza che quel mare offre ai suoi pescatori per la delizia del palato più
esigente. Sotto i nostri occhi portarono, quasi vivi, un tonno di robuste
dimensioni e un sarago imperatore; su di essi piombarono coltelli affilatissimi
che li ridussero in breve tempo in fette e trance. Era uno spettacolo orribile
e truculento; ma il giorno appresso, ritrovandoli sui nostri piatti non si
pensò più alla crudeltà dello spettacolo di cui eravamo stati testimoni.
Chiudo queste brevissime impressioni tratte dai ricordi
ripensando ad una serata nel corso della quale vennero letti squarci di
autentica poesia. Era sera; miti greci e isolani si sgranavano lenti come il
parlare di fonte quasi esausta; gesta suggestive di ignoti personaggi
sembravano rivivere attraverso l’incanto delle parole sullo sfondo nero e
fosforescente del mare che si frangeva di presso.
Michele e Marcella Di Blasi
TORRENTISMO
RACCONTO DI UN’USCITA
Dovesse capitarvi di incontrare un gruppo di subacquei
, completamente vestiti delle loro mute, in collina,magari mentre si infilano
dentro la macchia o nel bosco, non pensate di avere le traveggole,
probabilmente si tratta di torrentisti che si avviano verso l’inizio di una
gola fluviale.
Sport, o meglio, forma di escursionismo ancora poco
diffusa dalle nostre parti ma già da molti anni in voga nei paesi d’oltralpe il torrentismo, o canyoning,
consiste nella discesa a piedi di corsi d'acqua che scorrono all'interno di
strette gole profondamente scavate nella
roccia, caratterizzati da portata ridotta e forte pendenza. Proprio per
queste caratteristiche le rive dei torrenti adatti alla pratica del canyoning
risultano inaccessibili; una volta
intrapresa la discesa non è assolutamente possibile tornare indietro, ma solo
proseguire fino all'uscita.
Per il sottoscritto è stato un percorso evolutivo, dati
i lunghi trascorsi da subacqueo, la dimestichezza acquisita nelle tecniche su
corda e l’amore per l’escursionismo che, in questa particolare attività, porta a visitare angoli in cui il
millenario fluire dell’acqua ha creato,erodendole, incantevoli forme nelle
rocce.
Cronaca di una delle varie personali avventure vissute
durante la scorsa primavera.
25 aprile 2009 -
Il tam tam degli sms ha fissato l’appuntamento alle nove al casello
Taormina nord , orario comodo per dar tempo ad un gruppetto di amici in arrivo
da Caltanisetta.
Il grosso del gruppo è composto da torrentisti esperti
provenienti dalla sezione di Giarre, unico”infiltrato” dalla sezione di Messina
sono io.
Completati la squadra
ed il giro di saluti e presentazioni tra chi non si era ancora conosciuto, si
risale sulle macchine per raggiungere
il posto, su una sponda del torr. Letojanni dove ne lasceremo alcune .
Dopo aver preso posto tutti quanti su due auto, e dopo
aver controllato con cura di aver preso tutto ciò che serve per l’escursione e
aver lasciato i ricambi che ci farà comodo trovare asciutti a fine giornata, ci
avviamo arrancando su per una ripida sterrata, verso il punto, a monte, dove
inizia la gola.
Posteggiamo alla fine di una stradina, in contrada
Saracena, non lontano da Castelmola.
Indossiamo le mute in una atmosfera conviviale,
nonostante il gruppo sia eterogeneo, si scherza; il comune coinvolgimento
emotivo rende facile stabilire le nuove amicizie.
Adesso, zigzagando tra l’erba ed i cespugli scendiamo
verso il fiume, le mute che fra poco ci proteggeranno dall’acqua fredda, per
ora ci fanno abbondantemente sudare, ma tra poco,appena cominceremo a
zampettare nel torrente, andrà meglio.
Ci siamo! L’acqua è limpida, si intorbida soltanto al
nostro passaggio, la portata è ottimale, ne’ troppa da complicare le cose, ne’
poca. Quanto basta per dare un po’ di brio. Camminiamo ancora per qualche
centinaio di metri seguendo il corso del fiume in discesa.
Raggiunto l’attacco del primo salto, Diego, leader del
gruppo, controlla gli armi che lui stesso aveva piazzato in anni passati.
Ultimo controllo all’imbraco, verificata la corretta chiusura di moschettoni e
ghiere, sistemata l’immancabile macchina fotografica nella sacca stagna, passo
la corda doppia nel discensore ad otto e, parzialmente sotto il getto
dell’acqua supero il primo saltino da 7-8 metri.
Quando
tutto il gruppo è sceso qualcuno si preoccupa di sfilare la corda per passarla
a Diego che intanto dopo essersi assicurato con la longe sta verificando gli
armi del prossimo salto da 25
metri, fantastico per
le forme di erosione, l’acqua
,infatti col suo lento ma inesorabile lavoro, ha qui scavato un profondo
canale, a forma di “U” nella dura roccia.
Superiamo tutti quanti questo salto, finendo a turno
immersi nel profondo sifone sottostante.
Ulteriore recupero della corda doppia per poi
approssimarci a Diego che sta già
armeggiando sul robustissimo triplo armo della grande verticale: un emozionante
65 metri .
Il leader scende per primo, per verificare che la
corda, lanciata prima di scendere non si sia impigliata su arbusti o rocce ed
anche per sincerarsi che la sua lunghezza basti per arrivare in fondo alla
interminabile calata.
Tutto OK ci fa sapere via radio e, da sotto, si preoccupa
anche di fare qualche scatto con la sua Nikon ormai abituata a cavarsela in
ogni luogo.
Mi approssimo all’armo con un misto di eccitazione e di
calma controllata per la voglia di godere di questa bellissima discesa.
Accarezzavo da
tempo l’idea di farla, essendomi recato più volte in passato sulle sponde del
bel laghetto sottostante la cascata, a studiarla nelle varie condizioni di
portata d’acqua.
Scendo tirando a forza la corda sotto di me verso il
discensore: l’acqua, lisciando la roccia, scivola tra le mie gambe, la corda pur essendo di tipo statico,
comincia a fare effetto yo-yo a causa della notevole lunghezza.
Negli ultimi quindici metri, la roccia viene a mancare,
quindi scendo sospeso
sotto
il getto d’acqua fin quando mi accoglie benevolmente il laghetto, quasi fonte
battesimale per coloro che scendono e qui concludono la gola Saracena.
Tocca all’ultimo che scende eliminare il nodo a
scontro, il bloccante meccanico e predisporre la propria calata su corda
doppia.
Adesso che siamo tutti giù diventa persino più facile
scherzare.
La corda, sfilata dal basso fa un fischio
impressionante venendo giù.
Occorre poi un po’ di fatica per ammatassare due
spezzoni da 70 metri di rigide 10,5 mm ed infilarle nelle sacche.
Un’ultima occhiata al grande salto ormai alle
spalle,col desiderio, magari, di ridiscenderlo e, saltando di pietra in pietra
ci avviciniamo alle auto, lasciate in basso stamattina, dalle quali ci separano
soltanto una barriera di rovi…ma cosa vuoi che sia, tra l’altro indossiamo
ancora le mute…
Francesco Tirrito
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CONSIDERAZIONI SUL NATALE
Cari soci ed amici, anche quest’anno il Natale è arrivato, è appena
passato. Mi viene spontaneo fare qualche considerazione su questa festività
semplice ma al tempo stesso densa di significato.
La città si è rivestita di luci, sono state create delle isole pedonali
dove, in questi giorni di festa, si può piacevolmente passeggiare e godere il
centro cittadino e i negozi pieni di novità ed occasioni invitanti. Gli addobbi
e i festoni regalano alla nostra città, purtroppo tanto penalizzata, una
parvenza di benessere, allegria e spensieratezza. Si è pensato ai regali da
mettere sotto l’albero e i negozi si sono riempiti di avventori frettolosi ed
impazienti di concludere buoni affari. Tutto è sembrato procedere per il meglio
e si è fatto presto a dimenticare i numerosi problemi che affliggono la città
da generazioni.
Ma questa patina dorata che si presenta ad un osservatore poco attento e
superficiale non ha niente a che vedere con il vero significato del Natale.
Anche i messaggi pubblicitari, sempre più incalzanti, che ci propinano le
televisioni, ci offrono una immagine falsa del Natale, riducendolo ad una
grande festa in famiglia a base di panettone spumante e torrone…..No, il Natale
non è solo questo!
A noi che amiamo andare per montagne con semplicità, condividendo le
nostre risorse e mettendo in comune i sentimenti e i pensieri più spontanei,
che ci allontaniamo volentieri dalle luci e dai rumori della città per immergerci
ed apprezzare il silenzio della campagna, i vari rumori del bosco, il fascino
di una passeggiata notturna alla ricerca di valori semplici e genuini, non può
certo sfuggire il messaggio che il Natale ogni anno, da ormai duemila anni, ci
trasmette in toni sommessi ma decisi. Mi soffermo a guardare il presepe; come
sarebbe bello se in ogni casa, insieme all’albero di Natale, sempre più grande,
colorato e luminoso, ci fosse anche un presepe, anche piccolo, anche semplice,
ma ricco di significato. Quelle casette illuminate arrampicate sulle colline,
quel pozzo di pietra mezzo diroccato, quei ricoveri di pietre coperti di
muschio, quel sentiero serpeggiante che si inoltra tra gli alberi, quei pastori
che si riscaldano al fuoco, quelle pecore che brucano l’erba, quel ruscello che
scorre silenzioso, mi rimandano col pensiero ai paesaggi che tanto spesso si
presentano ai nostri occhi durante le nostre escursioni e che tanto
apprezziamo.
Ma ecco che arrivo al cuore del messaggio: una grotta, una mangiatoia.
Quanta semplicità, quanta umiltà. Un Dio innamorato delle sue creature viene,
in silenzio, lontano dai rumori e dalle comodità, con profonda discrezione, per
farsi accanto a chi vuole accoglierlo, senza imporsi, senza pubblicità. Un Dio
autore della vita e del creato che ci ha fatto dono di tutto ciò che ci
circonda e che noi non sappiamo apprezzare. Troppo spesso l’uomo fa di tutto
per manomettere e distruggere ciò che con tanto amore Dio ci ha regalato. Basti
pensare agli ultimi avvenimenti disastrosi della nostra provincia, o alle
emissioni di anidride carbonica di cui si parla tanto, che stanno provocando
sconvolgimenti climatici non indifferenti, e mi fermo qui per brevità. Ma ci
sono in gioco troppi interessi e, non essendo capaci di guardare poco oltre il
nostro naso, ci limitiamo ad apprezzare momentanee comodità a discapito delle
generazioni future. Cosa stiamo lasciando in eredità ai nostri figli, nipoti?
Se solo guardassimo al futuro con un pizzico di altruismo e responsabilità
saremmo anche in grado di pensare con gratitudine a questo Dio che con
tenerezza si è preoccupato di circondarci di tanta bellezza.
Nel concludere questa
mia riflessione, colgo l’occasione per
porgere un sentito augurio di pace e serenità, per il nuovo anno che viene…
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L’ ESCURSIONE SUL SINAI
Ci è stato chiesto di dare un nostro contributo a
questo numero della “Ginestra “ ed abbiamo deciso di andare controcorrente.
Infatti, invece di fare riferimento alle innumerevoli
esperienze realizzate col CAI, vi raccontiamo di una delle poche escursioni (si contano sulle dita di una
mano!) effettuate al di fuori di esso.
Così, in una notte di fine estate, ci siamo ritrovati
in Egitto, alle pendici del Sinai (Gebel Musa in arabo, il monte di Mosè e dei
10 Comandamenti) per effettuare l’ escursione in notturna sulla vetta.
Le guide ci spiegano che ci troviamo a 1550 metri di
altitudine accanto al Monastero di Santa Caterina, che dobbiamo arrivare a 2300
metri, che il percorso complessivo è di circa 8 km, quasi tutti su sentiero
facile, con un ultimo tratto su una scalinata scavata nella roccia di 770
gradini.
Alle 2,30, debitamente muniti di torce, cominciamo a
camminare.
Sul piazzale antistante l’ inizio del sentiero abbiamo
contato 18 pullman gran turismo; una semplice moltiplicazione ci fa capire che
l’ escursione sarà molto partecipata.
Ben presto ci rendiamo conto che dobbiamo contendere la
strada oltre che ad escursionisti di svariate nazionalità anche
ai cammelli che gli abitanti del posto, i beduini (si chiamano proprio così,
senza nessun significato dispregiativo, anzi sono persone molto cortesi e
disponibili) utilizzano per portare in escursione i turisti più pigri o che
vogliono provare l’ emozione di un mezzo di trasporto inconsueto.
Così molte energie mentali vengono
impiegate a schivare questi simpaticissimi e mansueti animali, che hanno
ovviamente la precedenza assoluta, a destra, a sinistra, in salita, in discesa.
Spesso, in corrispondenza dei tornanti,
si creano ingorghi di cammelli, tra quelli che salgono e quelli che scendono, e
siamo costretti a fermarci.
Ne approfittiamo per guardare il cielo. Qui sono impensabili inquinamento atmosferico e luminoso: la conseguenza è che è visibile un numero incredibile di
stelle e con una luminosità che ormai
dalle nostre parti avevamo dimenticato.
Si distingue perfettamente anche la Via Lattea, che per
noi da anni era ormai soltanto un
pallido ricordo dell’ infanzia.
Se guardiamo invece verso il fianco del monte vediamo
il serpentone luminoso delle torce
degli escursionisti che ci precedono, uno spettacolo suggestivo quasi quanto la volta celeste.
Alle 5,30, finalmente, dopo aver superato la micidiale
scalinata finale, arriviamo sulla vetta dove è stata costruita una piccola
cappella ortodossa.
Ad oriente comincia ad intravedersi il chiarore dell’
aurora. Man mano che aumenta la luminosità si delinea il paesaggio circostante.
Ci troviamo in un deserto roccioso molto ondulato: in
tutte le direzioni, a perdita d’ occhio si vede soltanto granito rosso, senza
un albero, senza un cespuglio, senza un filo d’erba.
Le guide ci hanno spiegato che qui piove in media ogni 20 anni e l’ ultima volta è
successo 5 anni fa: le conseguenze si apprezzano facilmente!
Ma col passare dei minuti queste rocce cominciano
incredibilmente a colorarsi di tutte le
sfumature del rosa, con una luminosità tale da
sembrare splendenti di luce propria.
Lo spettacolo è
di una bellezza da lasciare senza fiato.
Non sappiamo se in questo stesso punto c’è stata
veramente la consegna delle Tavole della Legge, ma abbiamo la consapevolezza di
trovarci in un posto di grandissima
suggestione e di stare vivendo un’ esperienza irripetibile.
Se poi, oltre al paesaggio guardiamo anche la folla di
escursionisti che affolla la vetta ci
accorgiamo che sono rappresentati tutti
i continenti : ci sono escursionisti canadesi equipaggiati di tutto punto, con giacche a vento scarponi e bastoncini, escursionisti con gli
occhi a mandorla in pantaloncini e
ciabatte infradito, un gruppo di donne africane con i loro vestiti variopinti e
svolazzanti, gli immancabili italiani con cui ci scambiamo cordialmente le
macchine fotografiche per gli scatti ricordo, i beduini con i loro
caratteristici costumi, che qui hanno allestito posti di ristoro per fornire
agli escursionisti caffè e thè caldi, un gruppo di fedeli (ebrei?, ortodossi?)
che in coro recita una preghiera proprio nel momento in cui spunta il primo
raggio di sole.
Alle 7 il sole è già alto e cominciamo la discesa.
Ora è più
facile scansare i cammelli e notiamo che essi, insieme alle rocce rosse e al
cielo azzurro costituiscono una spettacolare nota di colore.
Alle 9 arriviamo al punto di partenza, al Monastero di
Santa Caterina, una cittadella fortificata perfettamente inserita nel paesaggio
circostante e che è rimasta pressoché immutata da quando fu costruita
oltre 1500 anni fa.
All’ interno una splendida basilica paleocristiana,
opere d’arte, testimonianze storiche e religiose fra cui il celebre “roveto
ardente”.
Anche la fine dell’ escursione è stata ad altissimo
livello
Speriamo di essere riusciti a farvi rivivere anche
in minima parte, le nostre emozioni e
vi invitiamo comunque, se vi recate in Egitto per turismo a non perdere
l’escursione al Monte Sinai e al Monastero di Santa Caterina: è meritatamente
famosa ed è inserita nella maggior parte dei pacchetti turistici, sia in
partenza da Sharm El Sheick, che dal Cairo.
Angela e Giuseppe Marino